La persona con disabilità è una risorsa

Nell’articolo del 24 aprile scorso presentai i dati ISTAT (impietosi) sulla occupazione o disoccupazione relativi alle persone con disabilità in Italia. Osservando quei numeri ci si fa prendere per un verso da un senso di sconforto ma per un altro verso possono essere e sono la realtà da cui partire per proporre soluzioni adeguate e chiedere il rispetto delle Norme in vigore.
Ma oggi voglio farvi conoscere, per coloro che non avessero sentito la notizia, una storia che può dare conforto e speranza per il futuro.
È la storia di  Gianluca Toniolo, anzi del Dott. Gianluca Toniolo, medico chirurgo cinquantaseienne pisano autore nel 2012 del libro autobiografico “Una vita in un attimo”.
A tre anni dell’incidente, che lo vede oggi in sedia a rotelle, il Dott. Toniolo è tornato al suo lavoro di medico chirurgo coloproctologo. Affinché ciò si potesse realizzare c’è stato il coinvolgimento e il supporto dei colleghi e della azienda ospedaliera che hanno con volontà e ostinazione voluto il reintegro e reinserimento del loro collega nel suo posto di lavoro superando tutti gli ostacoli burocratici e acquistando, anche, una carrozzina verticalizzabile per consentirgli di effettuare degli interventi chirurgici “in piedi”.
Queste le parole del Dott. Toniolo alla rubrica “invisibili” del corriere.it :

«Dopo tre anni dall’incidente stradale [avvenuto nel giugno del 2010, N.d.R.], sono tornato in sala operatoria non per subire un altro intervento, ma per eseguirne uno. Sono un chirurgo coloproctologo ed endoscopista presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Pisa e opero da una sedia a rotelle.
Dietro quella scrivania in ambulatorio in sala endoscopica o in sala operatoria, come per magia, mi dimentico dei miei problemi. Quando, con il camice bianco, percorro i lunghi corridoi o passo tra i letti dei pazienti, mi dimentico delle mie ruote, anche se ancora ogni tanto – come diceva Jannacci – di nascosto, vorrei vedere l’effetto che fa. Ma forse la risposta me la sono già data: mi sono accorto “stranamente” che questa condizione porta con se un’“aumentata sensibilità” e avvicina il paziente creando una sintonia speciale. Il passaggio da paziente a nuovamente medico mi è costato tanta fatica, dovevo recuperare l’autostima e la sicurezza indispensabili per essere io nuovamente di aiuto agli altri… Forse ancora più di prima sento vicine la sofferenza e il dolore perché ora fanno parte anche della mia vita e senza inutili protagonismi, cerco di avvicinarmi al malato in punta di piedi (o di ruote…)».
Racconta ancora del lungo percorso non certo privo di ostacoli. In primis quelli psicologici: «Risalire dal fondo delle mie paure, dalla consapevolezza di limiti fisici evidenti non è stato facile».

Questa storia è la dimostrazione di come la persona con disabilità non è un peso o un problema per la società ma piuttosto una grande risorsa da valorizzare, se non ha ancora un ruolo definito, oppure una risorsa da reinserire nel contesto a cui era stato sottratto.
Ma tutto ciò non può essere lasciato come compito alla persona con disabilità, alla sua determinazione di reinserirsi nell’ambiente lavorativo, o ad un singolo gruppo di persone di buona volontà. De essere, e lo è di fatto, invece compito delle Istituzioni garantire tutto ciò in quanto il reinserimento lavorativo ha un grande effetto riabilitativo: spinge a tentare vie e nuove soluzioni, fa sentire indipendenti, fa riacquistare quella posizione nella società che spesso si pensa perduta.
Una bella speranza in un momento in cui il lavoro è l’emergenza sociale più importante per tutti ma che lo è ancora di più per le persone con disabilità.

di Giovanni Cupidi

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