Una «rete» per chi soffre della sindrome di Asperger

In programma corsi di formazione per pediatri e insegnanti e occasioni di incontro per i piccoli pazienti

MILANO – Una rete di supporto per le persone con sindrome di Asperger, disturbo che fa parte dello spettro autistico. Il progetto è stato presentato a Milano, con il vicepresidente della Lombardia e assessore alla Salute Mario Mantovani e oltre 200 tra neuropsichiatri, psichiatri, psicologi, pediatri, educatori, insegnanti, famiglie, pazienti, associazioni, cooperative. Tanti i progetti della rete, organizzata da ASA, Associazione Sindrome di Asperger: corsi di formazione per pediatri; corsi di informazione per insegnanti ed educatori; estensione ai bambini con sindrome di Asperger del programma “Un adulto per amico” attuato nelle scuole milanesi dalla Società Umanitaria; attività ricreative che consentano, in base agli interessi e alle fasce d’età, possibilità di incontro tra le persone con questa sindrome; allestimento di abitazioni in cui i ragazzi, a piccoli gruppi, possano trascorrere dei fine settimana seguiti da educatori professionisti per uscire dal nucleo familiare e diventare più autonomi; progetti per l’inserimento nel mercato del lavoro di persone affette da questa sindrome; uno sportello di ascolto gestito dalla dottoressa Cristina Panisi che riceve previo appuntamento ogni mercoledì dalle 9 alle 13 presso la Società Umanitaria (per informazioni tel. 02.57968374 o info@asaitalia.it).

QUALITÀ DELLA VITA – Spesso la Sindrome di Asperger è associata a nomi di eccellenze (Einstein, Newton, Steve Jobs), ma l’eccellenza non è la regola perché questa disabilità ha varie sfaccettature e solo un impegno costante e un lavoro in sinergia e in rete tra operatori sanitari, associazioni, famiglie, centri di ricerca e istituzioni può dare risultati concreti sul territorio. «Stiamo affrontando un momento delicato – ha detto Mantovani, vicepresidente e assessore alla salute della Lombardia -. Stando alle più recenti valutazioni medico-scientifiche americane ci sono più possibilità nel campo della ricerca per questa sindrome che necessita di maggiore informazione e formazione». Il progetto «punta a migliorare la qualità della vita delle persone con questa sindrome – ha aggiunto Milena Polidoro, presidente di ASA (Associazione sindrome di Asperger) e direttore generale della Società Umanitaria -, con l’obiettivo di trasformare, attraverso una solidarietà tangibile e rispettosa, una condizione di disabilità in una condizione di normalità in funzione del potenziale proprio di ogni singolo individuo, fornendo servizi e assistenza personalizzate. La sindrome di Asperger è annoverata tra i disturbi dello spettro autistico e la sua diagnosi non è semplice per la variabilità dei sintomi e per i gradi di disabilità che comporta. Proprio per questo, informare in modo corretto e dare assistenza concreta sul territorio in modo strutturato è necessario». «Vogliamo evidenziare quali sono i progetti più validi – conclude Piero Amos Nannini, vice presidente Asa e presidente della Società Umanitaria – e mettere in rete e confrontare tutte le esperienze utili a migliorare la vita delle persone affette da questa patologia e di chi vive al loro fianco. La solidarietà sociale non basta, occorre un coordinamento in rete che dia risultati concreti».

(corriere.it)

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