Arianna Talamona: «La mia disabilità la racconto su TikTok»

Campionessa di nuoto paralimpica, oltre allo sport ha un’altra grande passione: i social, il luogo preferito per raccontare la sua quotidianità con ironia e intelligenza

È una delle nuotatrici paralimpiche migliori del mondo e nel 2019 si è aggiudicata due ori e due argenti ai Mondiali di Londra. Lo sport è la sua vita, ma questa passione viene condivisa con un’altra: i social, dove ogni giorno racconta una quotidianità piena d’amore e di amici, pubblicando foto e messaggi che incoraggiano i giovani ad affrontare la disabilità. Soprattutto su TikTok.
La pandemia le ha fatto rinviare il sogno azzurro di Tokyo 2020, ma non si abbatte, del resto non è proprio da lei.
Arianna Talamona, 26 anni, si è laureata in psicologia alla Bicocca di Milano con uno studio sperimentale sulle coppie con uno o entrambi i partner disabili, di cui si interessa molto con l’obiettivo di sfatare  falsi miti come quello che una persona disabile possa avere una vita sentimentale.
«Più rendiamo normale ciò che è diverso, più è facile che un domani ci si riesca ad avvicinare alle persone disabili in un altro modo» scrive nella serie dei suoi post “Falsi miti sull’essere disabili» attraverso i quali porta avanti una campagna contro i sempre presenti episodi di discriminazione e violenza. 
Come quello accaduto da pochissimo alla giocatrice paralimpica della Nazionale di basket, Beatrice Ion, 23 anni, di origini romene aggredita e insultata verbalmente insieme alla sua famiglia. Un episodio che ha lasciato atterrita Arianna: che ha commentato: «Più ne parliamo e più è facile che cose di questo genere non accadano più».

Ad Arianna TikTok piace perché «è più leggero rispetto a Instagram e posso comunicare più contenuti». Diventata ormai una sorta di ambassador i suoi follower sono tantissimi e tutti la incoraggiano.

Ma restano ancora tanti punti su cui lavorare: «Le famiglie, le singole persone, stanno capendo che la disabilità può essere vista come una cosa positiva. Ma manca un aiuto dall’alto – ha spiegato in un’intervista – Le istituzioni dovrebbero lavorare di più per rendere il mondo più inclusivo. Io vado al cinema e se dovessi prendere i posti per disabili non potrei stare mai col mio fidanzato. Mi chiedo: perché non ci pensate? Stesso discorso per i supermercati con gli scaffali alti. Perché non si può fare una cosa che sia inclusiva? Penso alle grandi aziende, alle Regioni: chi ha potere e denaro dovrebbe portare dei cambiamenti che ancora non ci sono. Si stanno facendo un po’ di cose, certo, ma ancora non basta. Forse fra 50-60 anni le cose saranno diverse».

(vanityfair.it)

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