Quella professoressa mamma che ha liberato i disabili dalle classi ghetto

Mirella Casale ha inventato di fatto la figura dell’insegnante di sostegno, un ruolo oggi a rischio a causa del coronavirus

Mi chiamo Maria, sono molti anni che faccio l’insegnante di sostegno. In questo periodo, a causa del virus, è stato difficile svolgere il mio lavoro perché il bambino che seguo ha un ritardo mentale e ha bisogno di essere affiancato da vicino. Comunque, anche con la didattica a distanza, sono riuscita a svolgere delle attività insieme a lui. Cerco sempre di mettere passione e impegno nel mio lavoro. Una figura che è sempre stata un modello per me e il cui esempio mi dà forza nei momenti di difficoltà è Mirella Casale, prima professoressa delle medie e poi preside. Lei è stata la prima preside ad inserire in ogni classe, insieme a studenti normodotati, uno studente disabile affiancato dall’insegnante di sostegno. Grazie a questo esperimento coraggioso, i disabili non furono più costretti a frequentare le scuole speciali, che erano purtroppo una sorta di ghetto. Mirella aveva una figlia con una grave disabilità e per lei ha portato avanti questo progetto che ha cambiato la vita di tutti i disabili. Tutto questo è avvenuto negli anni 60-70, è stato proposto di recente un film dalla Rai, intitolato “La classe degli asini”, che racconta la vita di Mirella Casale e che consiglio caldamente di vedere.
Maria

Il film citato, che ho avuto il piacere di vedere, racconta di come Mirella, una professoressa di italiano molto ligia alla legge e alle regole, a un certo punto della sua vita decida di ribaltarle. Tutto inizia quando un suo collega propone di creare un dopo scuola per studenti disabili, ragazzi difficili o in situazioni di disagio sociale. Il desiderio di rovesciare il sistema era nato in lei quando sua figlia Flavia, affetta da una grave patologia mentale, era stata respinta dalla scuola speciale perché non aveva riportato miglioramenti sensibili. A quell’epoca le scuole speciali accoglievano disabili, ma a condizione che fossero in grado di svolgere qualche tipo di attività. Altrimenti, come nel caso di Flavia, la porta della scuola veniva chiusa e si restava in casa senza un minimo di sostegno e aiuto. Mirella non si arrende, entra nell’ANFFAS (un’associazione nazionale di famiglie di persone con disabilità intellettiva o relazionale, una tra le associazioni storiche italiane) e decide di sostenere il progetto del suo collega. Infine diventa preside e si spende per far chiudere le scuole speciali. Ma il suo obiettivo è più ampio ancora, è la vera integrazione di tutti, per cui respinge anche il modello delle scuole differenziate. Le scuole differenziate erano scuole dedicate per gli studenti più indisciplinati, che si presentavano come una sorta di collegio, ma in realtà erano delle carceri correttive dove i bambini rischiavano di diventare disabili psichiatrici a causa delle numerose sevizie subite. Finalmente, grazie all’impegno di Mirella, è iniziato un vero processo di integrazione dei disabili e abbiamo cominciato ad avere la possibilità di un’istruzione come tutti e anche la possibilità di lavorare. Sono molto importanti il sostegno delle associazioni di categoria e l’impegno dei genitori che con tenacia vogliono far valere i diritti dei loro figli. Gli altri protagonisti dei cambiamenti dobbiamo essere noi, i disabili stessi, perché da soli siamo più deboli, ma se ci uniamo siamo più forti.

Tornando a Maria, è molto bello sapere che ci siano insegnanti che mettono molta passione nel loro lavoro; certo, come in tutti i lavori, c’è chi si spende e chi invece decide di fare il minimo. Ovviamente la strada da percorrere è ancora lunga e piena di ostacoli, ma non per questo ci si deve arrendere. Non vinceremo tutte le battaglie, ma almeno non avremo rimpianti per non essere scesi in campo.

*Mattia Abbate, l’autore di questa rubrica, è affetto da distrofia muscolare di Duchenne. “Questo spazio dice – è nato per aiutare chi convive con difficoltà di vario genere ad affrontarle e offre alle persone sane un punto di vista diverso sulla realtà che le circonda”. (repubblica.it)

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