Violenza sulle donne con disabilità: un convegno per rompere il silenzio

Oggi è di nuovo 25 novembre. E siamo di nuovo qui. A parlare di violenza sulle donne, con uno sguardo particolare rivolto al mondo della disabilità. Perché, purtroppo, il fenomeno non arresta. Anzi, con il lockdown è anche cresciuto. E quindi, ancora nel 2020, siamo qui a confrontarci e a discutere nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Sognando che un giorno non serva più, se non per coltivare la memoria e fare in modo che certi drammi non accadano di nuovo.
Ma oggi è ancora oggi. E siamo di nuovo qui. Ed è importante esserci, parlarne, scriverne. Perché durante il lockdown sono aumentati i casi di violenza domestica e, sebbene non ci siano ancora dati ufficiali nel campo della disabilità, è facile immaginare che il dato sulle violenze sia cresciuto anche in questo ambito specifico. A maggior ragione, forse. Visto che le donne con disabilità di qualsiasi tipo – fisico, intellettivo e sensoriale – sono le vittime privilegiate di una violenza fisica, psicologica e sessuale, nonché oggetto di soprusi e maltrattamenti. Ma anche di trascuratezza e dimenticanze, considerato che gli ultimi dati Istat sul tema risalgono addirittura al 2014.

Quei dati facevano già orrore. Perché dicono che il rischio di subire stupri o tentati stupri per le donne disabili è doppio rispetto alle altre: il 10% contro il 4,7%. E che il 36% di donne con problemi importanti di salute e il 36,6% di quelle che hanno limitazioni gravi hanno subito violenze fisiche o sessuali.
Eppure, passano sei anni senza che l’indagine venga rifatta e aggiornata. Sei anni.
Nel frattempo, come riporta Redattore Sociale, tra il 2014 e il 2019, ben 245 donne con disabilità – solo tra Roma e Salerno – si sono rivolte alle 11 realtà protette gestite dall’associazione Differenza Donna. E solo nell’ultimo anno, tra il 1 novembre 2019 e il 1 novembre 2020, le donne con disabilità sono state 90 su un totale di circa 1.500 donne.
A colmare la lacuna sui dati fermi ancora al 2014 era intervenuta la FISH, Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, che nel 2018 ha promosso la ricerca specifica VERA (Violence Emergence, Recognition and Awareness) in collaborazione proprio con Differenza Donna. I dati, diffusi esattamente un anno fa (il 20 novembre 2019), mostrano che su 519 donne con diverse disabilità intervistate ben 339 hanno subito violenza in qualche forma, vale a dire il 65,3%. Ma solo il 33% di loro riconosce effettivamente come violenza ciò che ha subito o che continua a subire. La forma di violenza più ricorrente è quella psicologica, subita dal 54% delle donne; a seguire la molestia sessuale, la violenza fisica e la violenza economica. E nell’80% dei casi la violenza è perpetrata da persone note alla vittima.
L’indagine è stata riproposta anche quest’anno dalla FISH, con la campagna VERA 2 lanciata a settembre, di cui non si conoscono ancora i risultati. Ma la paura che i dati possano essere in crescita è tanta. E fondatamente, purtroppo. Considerato che la raccolta abbraccia questo anno difficilissimo che è il 2020, tra pandemia e lockdown.
Ecco perché siamo di nuovo qui a parlarne. E a scriverne. Ancora. E se ne parlerà ancora domani, nel fatidico “day after”, il giorno dopo la Giornata dedicata al tema. Perché non se ne parlerà mai abbastanza, finché il fenomeno della violenza sulle donne, comprese le donne con disabilità, non sarà stato debellato e relegato dentro lo spazio della memoria, necessaria per non dimenticare. E per non ripetere gli stessi orrori.
Domani, si diceva. L’appuntamento è con il dibattito Disviolenza – Dialoghi intorno e dentro la violenza sulle donne con disabilità, tavola rotonda in streaming (dalle 15 alle 17 qui e qui) fortemente voluta dalla nostra Anna Gioria, blogger di InVisibili, “per dare visibilità a un fenomeno in crescita sul quale c’è ancora poca informazione”. I Dialoghi, moderati dal nostro Alessandro Cannavò e con la partecipazione – tra gli altri – di Fiorenza Sarzanini, anche lei caporedattrice del Corriere della Sera, sono promossi in collaborazione con +Cultura Accessibile e InVisibili e con il patrocinio di FISH. Per provare ad abbattere le barriere comunicative all’espressione della violenza ricevuta e puntare i riflettori sul protagonismo delle donne con disabilità. Per parlare di giustizia. E per rintracciare il seme della violenza nelle dinamiche e nei modelli socioculturali che ancora sopravvivono nella nostra contemporaneità, come retaggio di schemi atavici da scardinare ad ogni costo. Perché altrimenti, quando un giorno verrà chiesto chi di noi – di fronte al dramma della violenza di genere – è innocente, la riposta rischierà di essere: nessuno.
(invisibili.corriere.it)

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