Giornata Internazionale delle persone con disabilità – Alle politiche per la disabilità serve più coordinamento

È l’insegnamento da trarre dall’emergenza al di là dell’emergenza, secondo Antonio Caponnetto, capo dell’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità. I 40 milioni del decreto Ristoro per i Centri Diurni? Non tutte le Regioni li hanno chiesti. Sulla legge 112, che ha ancora “pezzi” che funzionano poco? Va adottato un sistema di incentivi. Intanto arriva la Disability Card e in agenda c’è un Tavolo di coordinamento permanente con le regioni

Il 3 dicembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. È l’occasione per fare il punto, al di là della retorica, sulla condizione e la reale attuazione dei diritti delle persone con disabilità. Un punto particolamente urgente in questo momento di pandemia, dove più volte è stata denunciata la scarsa adeguatezza delle misure prese per le persone con disabilità.
Antonio Caponetto è il capo dell’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità, la struttura di supporto al Presidente del Consiglio dei Ministri per la promozione e il coordinamento delle politiche in favore delle persone con disabilità, istituita nell’autunno 2019.

Dottor Caponetto, si è trovato quasi subito alle prese con la pandemia: qual è stata in questi mesi la priorità per il suo Ufficio? Quali ostacoli ha trovato? Qual è il risultato che “sembrava impossibile” e invece è riuscito a raggiungere?
L’esperienza della pandemia, e credo di parlare anche a nome di tanti miei colleghi, è stato qualcosa di inedito, che ci ha messo di fronte a criticità importanti e al tempo stesso di fronte a tante “micro-emergenze” che necessitavano di risposte efficaci ma soprattutto immediate. L’impegno più consistente, durante i mesi più difficili, è stato appunto quello di cercare di fornire risposte adeguate ad esigenze differenti. A questo ufficio è attribuita infatti una funzione di coordinamento e svolgere questa funzione in una fase emergenziale ha significato cercare di essere “facilitatori” della soluzione delle principali problematiche, mettendo in collegamento le diverse amministrazioni di volta in volta coinvolte. Azione che, come Ufficio, abbiamo svolto attraverso il costante confronto con le principali associazioni delle persone con disabilità e delle loro famiglie, nonché mediante l’ascolto di numerosi cittadini che a noi si sono direttamente rivolti, segnalando difficoltà e disagi. Con riferimento all’emergenza, non credo dunque sia giusto vantare uno specifico risultato. Quanto fatto si è rivelato di volta in volta importante nella sua complessità. Differente è invece il discorso se riferito alla programmazione di misure non straordinarie. Sotto questo aspetto, siamo finalmente riusciti ad incardinare ed avviare interventi che, a causa di vari problemi tecnici, sembravano essersi arenati: ne è un esempio l’adozione e il rilascio della Disability Card, di cui i beneficiari potranno presto presentare domanda all’INPS.

Nella prima ondata i servizi essenziali per la cura e il sostegno delle fasce più a rischio della popolazione sono stati chiusi, spesso senza alcun intervento sostitutivo. Il decreto Rilancio successivamente li ha definiti servizi essenziali e le Regioni avrebbero dovuto stendere un “piano pandemico” dei servizi sociali essenziali entro il 16 settembre. Ad oggi, non ci sono notizie circa la loro adozione. L’onorevole Lisa Noja ha presentato una interrogazione, finora senza risposta. Lei che novità ha su questo fronte?
Nella prima fase, di fronte a un’emergenza sanitaria senza precedenti, sono state adottate misure di protezione, i cui effetti non hanno trovato però compensazione nell’attivazione di servizi alternativi, sebbene questi fossero stati previsti. Penso alla chiusura delle strutture semiresidenziali, che questo Ufficio ha sostenuto, condividendo, anche con il mondo associativo una scelta difficile ma necessaria per scongiurare il più possibile il rischio di contagio. Sul territorio dobbiamo riconoscere la mancata attivazione tempestiva di misure compensative di assistenza a domicilio, ma anche tenere conto che le strutture territoriali sono state travolte. Poiché credo che da questa pandemia dovremo necessariamente trarre insegnamento, il coordinamento tra livello centrale e territoriale deve essere uno degli snodi da rendere più efficienti, adottando dei correttivi che potranno essere utili a prescindere da questa o da altre emergenze. Un maggior coordinamento tra amministrazioni centrali e tra queste e le regioni serve a prescindere, per rendere le politiche in materia di disabilità più efficaci. È nell’agenda di questo Ufficio promuovere un tavolo di coordinamento permanente con gli assessorati regionali.

Poiché credo che da questa pandemia dovremo necessariamente trarre insegnamento, un maggior coordinamento tra amministrazioni centrali e tra queste e le regioni serve a prescindere, per rendere le politiche in materia di disabilità più efficaci. È nell’agenda di questo Ufficio promuovere un tavolo di coordinamento permanente con gli assessorati regionali.

Nello stesso decreto Rilancio sono stati stanziati anche 40 milioni per i centri diurni e le strutture semiresidenziali, ripartiti fra le regioni, da erogare agli enti gestori che, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica Covid-19, hanno affrontato maggiori spese per i DPI per operatori e utenti: è un meccanismo che ha funzionato?
È un meccanismo che sta funzionando. Consapevoli che l’adozione dei protocolli avrebbe gravato sulle strutture semiresidenziali, abbiamo voluto appunto istituire un fondo dedicato. Aggiungo che ogni Regione ha inoltre il compito di definire specifici protocolli, la cui adozione è vincolante ai fini del contributo. Sebbene non possa fornirle un quadro puntuale di ogni regione, di certo possiamo dire che non tutte le Regioni hanno provveduto tempestivamente ed è stato richiesto di allungare il termine entro il quale è possibile sostenere la spesa che può essere ristorata. Non ovunque i centri sono tornati subito pienamente operativi: ci sono state difficoltà a livello regionale nella definizione dei protocolli necessari, da parte dei gestori ma anche da parte delle famiglie degli utenti, per il potenziale rischio che queste strutture comunque comportano.

Recentemente presso il suo ufficio si è insediata una commissione per il monitoraggio della concreta applicazione della legge 112/2016 cd sul dopo di noi per poi proporre immagino eventualmente modifiche normative migliorative. Proprio sul funzionamento della legge 112, in attesa della Relazione al Parlamento, è possibile avere qualche anticipazione?
Si tratta di un tavolo tecnico voluto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, a cui partecipa il Consiglio Nazionale del Notariato e le principali federazioni delle persone con disabilità, FAND e FISH. Il tavolo ha l’obiettivo di elaborare possibili proposte migliorative della normativa, e di lavorare a proposte che incentivino l’utilizzo degli strumenti previsti (es. polizze assicurative, trust, vincoli di destinazione). Sono state fatte anche audizioni di associazioni attive in questo settore ed è stata individuata la necessità di una specifica forma di comunicazione e informazione sulle opportunità della legge. Per quanto riguarda la Relazione al Parlamento, l’ultima ci ha restituito un quadro eterogeneo ed incompleto. Non tutte le Regioni hanno infatti provveduto a fornire al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali i dati richiesti. Ora siamo in attesa di poter elaborare la nuova relazione che ci auguriamo poter essere più completa ed esaustiva. Il Ministero del Lavoro sta raccogliendo i dati aggiornati dalle Regioni che stanno offrendo una collaborazione senz’altro maggiore.

In particolare, poiché a decorrere dal 2018 l’erogazione delle risorse spettanti a ciascuna regione deve essere preceduta dalla rendicontazione sulla effettiva attribuzione ai beneficiari (non solo assegnazione agli ambiti) delle risorse trasferite due anni prima, qual è la situazione? Ci sono regioni a cui è stata sollecitato un riscontro o per cui si è arrivati a non erogare le quote di annualità successive perché mancava la spesa delle annualità precedenti?
La gestione di questo fondo è competenza del Ministero del Lavoro. Ovviamente, le Regioni devono rendicontare le risorse che ricevono dallo Stato. Non mi risulta che ci siano stati finora particolari problemi, ma la situazione aggiornata è nella mani del Ministero del Lavoro. Comunque, l’obiettivo non è mai sottrarre risorse a un territorio, perché se ne aumenterebbe il disagio e si farebbero scontare a quel territorio i problemi di capacità amministrativa generale. A mio avviso devono essere definiti degli standard di prestazioni più prescrittivi e va adottato un sistema più di incentivi che di sanzioni.

Sulla legge 112/2016 a mio avviso devono essere definiti degli standard di prestazioni più prescrittivi e va adottato un sistema più di incentivi che di sanzioni.

In generale, il tema delle risorse stanziate e non spese mi pare un nodo cruciale, soprattutto in questo momento di estrema difficoltà per le persone: come il suo Ufficio può dare una mano nel superare questo antico problema?
È un argomento cruciale. Risorse non spese significa servizi in meno al territorio. Ma l’obiettivo non è il risparmio finanziario – tanto più in un momento come questo – ma assicurare che le persone con disabilità di certe aree del Paese non godano di servizi di qualità e intensità minore. Su due fondi importanti, come il Fondo nazionale per la non autosufficienza e il Fondo per il cosiddetto “Dopo di noi”, il Governo ha confermato anche per i prossimi anni le risorse che, in fase emergenziale, sono state stanziate, aumentando la dotazione. Trattasi di fondi che vengono ripartiti tra Regioni e che richiedono dunque la massima collaborazione e coordinamento fra le Istituzioni. Nel campo delle politiche sociale i servizi sono di prossimità e quindi il ruolo delle Amministrazioni territoriali è ineliminabile. Si deve agire fissando standard e obiettivi di servizio precisi, prevedere, come dicevo, incentivi, e individuare forme di cooperazione rafforzata tra Centro e territorio nei casi in cui le strutture locali sono più deboli. Come Ufficio, confidiamo di poter dare il nostro contributo, facilitando questo collegamento tra livello centrale e livello regionale. E ciò, anche grazie alla collaborazione con gli assessorati regionali di cui ho prima parlato e che è requisito essenziale.

(vita.it)

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