Salvatore, disabile fa il Giro d’Italia a nuoto: «Più diritti per l’inclusione»

Partita l’iniziativa dell’attivista sostenuta dall’associazione Luca Coscioni. Il 56enne percorrerà 400 chilometri da Ventimiglia a Trieste: «Per un mondo sensa barriere»

«La disabilità sta nella società, non nelle persone». Lo ripete da sempre come fosse un mantra, e dall’8 maggio, Salvatore Cimmino lo dimostrerà mettendo in pratica la cosa che lo fa sentire più vivo: nuotare. È ufficialmente partito il Giro d’Italia a nuoto 2021 per i diritti delle persone con disabilità. Organizzato nell’ambito del progetto «A nuoto nei mari del globo per un mondo senza barriere e senza frontiere» e realizzato dall’attivista assieme all’associazione Luca Coscioni, attiva da anni nel diritto alla salute e alla scienza.

Salvatore, 56 anni di Torre Annunziata, che all’età di 15 anni ha subìto l’amputazione di una gamba dal femore in gi, per via di un osteosarcoma, è già in acqua. Nuoterà per 400 chilometri da Ventimiglia a Trieste, dove emergerà, anche qui simbolicamente, in Piazza Unità d’Italia. Una traversata, tra Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Sicilia, Calabria, Puglia, Marche, Lombardia, Veneto e Friuli; divisa in 17 tappe che durerà dall’8 maggio, fino al 9 ottobre (la sua prima tappa sarà da Ventimiglia a Sanremo per un totale di 20 km). Il pezzo di mare più lungo da attraversare sarà quello tra Palermo e Ustica, 67 km senza mai toccare la terra ferma.

Il Giro d’Italia a nuoto

L’obiettivo della traversata è chiaro, come spiega lo stesso nuotatore. «Vogliamo spostate l’attenzione dalla persona al mondo di cui fa parte». Lo scopo infatti del giro sarà richiamare l’attenzione sul ritardo nell’applicazione dei Peba, i Piani di eliminazione delle barriere architettoniche, e per sensibilizzare l’opinione pubblica verso una politica votata all’inclusione sociale. In Italia, secondo gli ultimi dati diffusi da Istat, sono 3,1 milioni le persone disabili. Circa il 5,2% della popolazione, che, come denuncia l’associazione Luca Coscioni, spesso si trova costrette a vivere in un lockdown permanente a causa della mancanza di norme e politiche adeguate.

«Questa iniziativa ci restituisce un’immagine forte: laddove non ci sono barriere, tutti possono compiere grandi imprese – sottolinea Rocco Berardo di associazione Luca Coscioni -. Sosteniamo il suo Giro d’Italia a nuoto perché possano essere conosciuti i problemi di mobilità e di inclusione che milioni di italiani vivono a cause di barriere architettoniche, digitali, culturali. Chiediamo a tutti i Comuni di rispettare le leggi esistenti a partire dall’adozione dei Piani di eliminazione delle barriere architettoniche, e alle regioni di adottare provvedimenti per incentivare i Comuni nella realizzazione di questi piani».

Accorciare le distanze

Salvatore Cimmino negli anni è diventato un’icona dei diritti delle persone con disabilità, e non è nuovo ad imprese di questo genere. La sua sfida più grande però avviene quando a 41 anni si immerge per la prima volta. Non riusciva da tempo ad alzarsi più dal letto da solo, aveva una gamba di legno come protesi che lo stava usurando, fino a quando non si è buttato in acqua per la prima volta. Dentro quella piscina, come racconta il nuotatore, è rinato. Vasca dopo vasca ha iniziato a immaginare quei ponti che avrebbero, un giorno, accorciato sempre di più la distanza tra una persona che vive con una disabilità e la società civile.

Così, dopo otto mesi di allenamento, compie la sua prima traversata senza usare protesi performanti: Capri-Sorrento, 22 km. Subito dopo inizia il suo sciopero nuotando per attirare l’attenzione sui problemi del mondo della disabilità. Nel 2007 organizza invece il primo Giro d’Italia a nuoto, in dieci tappe, da Genova a Trieste. Nel 2009 è di nuovo in acqua per il Giro d’Europa a Nuoto. Sei tappe tra cui lo Stretto di Messina, lo Stretto di Gibilterra, lo stretto di Oresund ed il Canale della Manica, dove detiene il record italiano di tutti i tempi.

«La maggior parte delle persone disabili, quando si sveglia, ha grandi difficoltà nel pianificare la giornata, spesso è costretta ad accontentarsi della sola immaginazione – spiega l’attivista-. I motivi di questa triste realtà li conosciamo molto bene: mancano i dispositivi adatti alle proprie esigenze, le abitazioni sono spesso inospitali perché sprovviste di ascensori per entrare e uscire, manca il lavoro e questo provoca disprezzo per se stessi. E in più se penso agli adolescenti, penso a zone del nostro paese dove le scuole sono poco accessibili e prive di insegnanti di sostegno.

Ogni persona ha una sua storia che può essere modificata e migliorata: il nostro errore più grave è quello di destare in ognuno proprio quelle qualità che non possiede, trascurando di coltivare quelle che ha. Il futuro è già qui, è solo distribuito male». Ecco, perché, in questo momento Cimmino sta nuotando, per ricordare al mondo che la disabilità non è un fatto privato, ma grazie alla Convenzione delle Nazioni Unite è diventata una realtà di cui tutta la collettività se ne deve far carico, governi compresi.
(corriere.it)

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