Lega del filo d’oro, dopo la pandemia arriva il Centro Nazionale

“I segni della rinascita dopo 1 anno di pandemia”. È il titolo della nuova iniziativa della Lega del Filo d’Oro Onlus che ha l’obiettivo di realizzare entro fine anno il secondo lotto del nuovo Centro Nazionale con sede a Osimo.

La struttura darà cura, sostegno e inclusione a decine di persone sordocieche, in particolare garantirà grande attenzione ai bambini con plurime-disabilità gravi.

Una delle risposte più tangibili fornite dalla Lega del Filo d’Oro è la costruzione del nuovo Centro Nazionale di Osimo – dice Rossano Bartoli, presidente della Fondazione – una struttura d’avanguardia per l’assistenza, l’educazione e la riabilitazione delle persone sordocieche e pluriminorati psicosensoriali. I lavori per il completamento del secondo lotto sono ripartiti a pieno regime dopo la battuta d’arresto imposta dal lockdown nella prima fase d’emergenza”.

Bartoli aggiunge che “ultimare questo ambizioso progetto non solo permetterà alla Fondazione di garantire maggiori possibilità di diagnosi e riabilitazione, con una conseguente riduzione delle liste d’attesa, ma consentirà altresì la realizzazione di residenze che accoglieranno gli ospiti a tempo pieno per un “dopo di noi” più sereno per tutti”.

In occasione dell’anniversario della nascita della sua fondatrice, Sabina Santilli (29 maggio), la Fondazione dell’associazione punto di riferimento in Italia, vuole riportare l’attenzione sulla faticosa sfida che le persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali hanno dovuto affrontare, insieme alle loro famiglie, per fronteggiare l’emergenza pandemica. “Avanti e buon coraggio, senza mai tirarsi indietro” era il motto di Sabina Santilli, la cui straordinaria determinazione guida ancora oggi l’attività della Fondazione.

“All’avanguardia per disabili visivi. Loro hanno sofferto il doppio”

E di coraggio ne è servito tanto nell’ultimo anno – afferma Bartoli – perché se gli effetti della pandemia hanno avuto ripercussioni importanti sulla vita di tutti, non bisogna dimenticare il caro prezzo che hanno pagato le persone con disabilità, in particolar modo le persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali, che utilizzano prevalentemente il tatto per comunicare”.

Infine l’associazione riporta i risultati di una recente indagine dell’INAPP, l’Istituto Nazionale per l’analisi delle Politiche Pubbliche (condotta in collaborazione con la Fondazione Lega del Filo d’Oro Onlus, insieme ad altre Associazioni nazionali di pazienti con disabilità neurosensoriale) che fotografa una situazione molto delicata. E’ emerso che durante la pandemia In Italia 6 persone su 10 hanno provato un forte senso di isolamento, di solitudine e di abbandono e oltre 1 persona su 2 ha visto sospesi i propri programmi di riabilitazione.

In particolare, la preoccupazione per il contagio e il ricovero in ospedale è stata avvertita maggiormente dalle persone con disabilità visiva (41,5%), rispetto a quelle con disabilità uditiva (37,1%), a causa della paura di non poter avere accanto la propria figura di accudimento-riferimento, cruciale per la propria autonomia. Anche la didattica a distanza ha rilevato tutti i suoi limiti ed è stata giudicata insufficiente per la propria disabilità da oltre 4 studenti su 10, inficiando inoltre drasticamente le occasioni di socialità rispetto a prima dell’emergenza.
(ilfattoquotidiano.it)

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