Categorie paralimpiche: la classificazione degli sport per disabili

Scopriamo i criteri in base ai quali avviene la classificazione degli sport per disabili e vengono determinate le categorie paralimpiche

In questi giorni in cui gli occhi sono puntati sulle Paralimpiadi di Tokyo 2020 non tutti hanno ancora preso confidenza con le categorie paralimpiche, ossia il modo in cui sono classificati gli sport per disabili. Ogni disciplina è contraddistinta da un codice, composto da lettere e numeri, che indicano il tipo di prova sostenuta dall’atleta paralimpico e il tipo di disabilità.

A determinare le categorie paralimpiche ci pensa il Comitato Paralimpico Internazionale, che garantisce a ogni atleta di gareggiare con rivali che si trovano nelle stesse condizioni. Lo scopo della divisione in categorie, infatti, è quello di avere gare tra atleti di pari livello e dunque competizioni quanto più eque possibili. In particolare sono le organizzazioni internazionali di sport per disabili che fanno parte dell’Assemblea generale del Comitato Paralimpico Internazionale a definire i codici di classificazione.

I CRITERI DEL SISTEMA DI CLASSIFICAZIONE DEGLI SPORT PARALIMPICI

I criteri fondamentali in base ai quali vengono classificati gli sport per disabili sono tre:

  • la valutazione della patologia o la disabilità dell’atleta;
  • la valutazione del grado di disabilità dell’atleta;
  • la valutazione delle funzionalità fisiche residue dell’atleta, ossia che cosa riesce a fare.

In una categoria, dunque, ci possono essere diversi livelli di disabilità. Quello che la divisione in categorie paralimpiche cerca di garantire è che le persone che si sfidano tra di loro abbiamo uno stesso profilo funzionale, che dipende dalle capacità tecnico-tattiche dell’atleta paralimpico.
Per quanto riguarda il tipo di disabilità, sia per le Paralimpiadi estive sia per quelle invernali, si fa una distinzione in sette categorie principali:

  • atleti amputati: che hanno perso parzialmente o totalmente almeno un arto;
  • atleti con paralisi cerebrali: che presentano danni cerebrali non progressivi che limitano il controllo muscolare, l’equilibrio e il coordinamento;
  • atleti con disabilità intellettive: che hanno limitazioni nel comportamento (ma questa categoria risulta in sospeso);
  • atleti in sedia a rotelle: che presentano danni alla spina dorsale o altri tipi di danni che li costringono a stare in carrozzina;
  • atleti cechi: che presentano gravi problemi alla vista che vanno dalla cecità parziale a quella totale;
  • atleti sordi: che presentano gravi problemi all’udito che vanno dalla sordità parziale a quella totale;
  • gli altri: è la categoria che comprende tutti quegli atleti che non rientrano nelle precedenti categorie, per esempio coloro che sono affetti da nanismo; deformità congenite agli arti; sclerosi multipla.

Nell’ambito poi di ogni tipo di disabilità, ci sono delle associazioni internazionali che definiscono le classi di disabilità. Per esempio l’Associazione Internazionale dello Sport per Ciechi individua tre classi di atleti ciechi o ipovedenti, a seconda della loro capacità visiva che viene espressa con la formula x/60 dove x è un numero che indica a quanti metri l’atleta paralimpico vede un oggetto che un normodotato vede a 60 metri di distanza.

Quindi ci sono atleti di categoria B1 che non percepiscono la luce con nessuno dei due occhi o la percepiscono, ma non riescono a riconoscere la forma di una mano da nessuna distanza; atleti di categoria B2, che riescono a riconoscere la forma di una mano con un parametro di 2/60 o inferiore e ha un campo visuale minore di 5°; atleti di categoria B3 che riconoscono la forma di una mano e vedono con un parametro che va dai 2/60 ai 6/60 e hanno un campo visuale tra i 5° e i 20°. Nel corso della sua carriera un atleta può cambiare categoria se per esempio la sua condizione peggiora.

Per ogni sport, dunque, ci sono diverse specialità e per ognuna di esse c’è una divisione degli atleti in base al loro tipo di disabilità e al livello di disabilità, quest’ultimo indicato da un numero. Per capire meglio vediamo come funziona la divisione in categorie paralimpiche in due degli sport più importanti delle Paralimpiadi, quelli che a loro volta racchiudono più discipline: l’atletica leggera e il nuoto.

CATEGORIE PARALIMPICHE NELL’ATLETICA LEGGERA

Nell’atletica leggera ogni disciplina è indicata da una lettera e un numero. Le lettere sono: la F se è una disciplina che si svolge sul campo (F sta per “field”); la T se si tratta di una disciplina le cui prove si effettuano in pista (T sta per “track”); la P per il pentathlon. Il numero, invece, indica: dall’11 al 13 atleti ipovedenti e non vedenti (le categoria 11 e 12 gareggiano con una guida); il 20 indica atleti con disabilità intellettiva;

31-34 atleti su sedia a rotelle con paralisi cerebrali o altre patologie che limitano la coordinazione degli arti o l’uso dei muscoli; 51-58 atleti con lesioni alla spina dorsale, amputazioni, malformazioni congenite, lesioni nervose, handicap muscolo-scheletrici che li costringono sulla sedia a rotelle; i numeri 35-38 indicano atleti che hanno problemi come quelli delle categorie 31-34, ma che riescono a deambulare e a gareggiare in posizione eretta; i numero 40-46 atleti che hanno problemi come quelli delle categorie 51-58, ma che riescono a deambulare e gareggiare in posizione eretta.

CLASSIFICAZIONI NEL NUOTO PER DISABILI

Anche nel nuoto ogni classe è indicata da una o due lettere e un numero. Le lettere possono essere:

  • S per lo stile libero, farfalla e dorso
  • SB per la rana
  • SM per i misti

I numeri vanno da 1-10 per gli atleti con disabilità fisiche, da 11 a 13 per atleti con disabilità visive e il 14 per atleti con disabilità intellettive. Un singolo atleta può gareggiare anche in classi diverse. Per esempio il nostro Federico Morlacchi, che ha una ipoplasia congenita al femore sinistro, nel corso della sua carriera ha vinto medaglie nelle classi S9 (stile libero e farfalla), nella classe SM9 (nei misti) e nella classe SB8 (per la rana).

CLASSIFICAZIONI PARALIMPICHE IN ALTRI SPORT

Alcuni sport paralimpici si praticano in carrozzina, come avviene per esempio per il tennis, il rugby o la pallacanestro; per quanto riguarda la pallavolo paralimpica è il sitting volley, che è praticata da persone con disabilità motorie che giocano a volley restando a contatto con il campo (quindi da seduti).

La scherma alle Paralimpiadi si pratica in carrozzina e si distingue tra: classe A (atleti che muovono il tronco e hanno un buon equilibrio) e classe B (atleti che non muovono le gambe, hanno una ridotta funzionalità del tronco e scarso equilibrio). C’è poi la classe C che include atleti con disabilità in tutti e quattro gli arti, che non è però inclusa nei Giochi Paralimpici estivi. La nostra Bebe Vio, per esempio, fa parte della categoria B.

Nel ciclismo, invece, gli atleti paralimpici sono divisi a seconda del mezzo che usano e cioè handbike, tricicli o biciclette, che dipendono dal tipo di disabilità. per esempio la classe da H1 a H3 indica gli atleti in handbike che gareggiano reclinati, mentre quelli della H4 gareggiano seduti. Nelle classi T1 e T2 ci sono gli atleti che usano tricicli e hanno problemi di coordinazione motoria. Nelle classi dalla C1 alla C5 ci sono atleti che usano bici normali anche se sono amputati o hanno problemi di coordinazione motoria o debolezza muscolare. La classe TB è quella degli atleti non vedenti o ipovedenti che gareggiano in tandem con una guida vedente.

Nel tiro con l’arco ci sono diversi tipi di classi a seconda che gli atleti possano muovere gli arti superiori (Open), non possano muovere né quelli superiori né quelli inferiori (W1) o abbiano problemi alla vista (Visual Impaired a sua volta divisi in altre sottocategorie).
Nel tennistavolo la classificazione è in base a dei numeri che indicano da 1 a 5 atleti in carrozzina; da 6 a 10 atleti che hanno capacità deambulatorie ma altri problemi di movimento o di equilibrio; 11 per atleti con problemi psichici o cognitivi.

In altri sport ancora la distinzione, oltre che per il tipo e livello di disabilità, può dipendere, come avviene alle Olimpiadi, anche per categorie di peso, come nel caso del judo, in cui ovviamente, essendoci un combattimento, la parità tra i due contendenti dipende anche dal tipo di fisico, proprio come avviene tra i normodotati.
(gazzetta.it)

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