Il caso del Giardino dei Tarocchi fa riflettere sull’accessibilità della cultura

IL POLVERONE NATO SUI SOCIAL PER IL CASO GIARDINO DEI TAROCCHI DI NIKI DE SAINT PHALLE IN TOSCANA. UNA GRAVE LACUNA NEI NOSTRI MUSEI, MA GLI ESEMPI VIRTUOSI NON MANCANO

Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici”. È l’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948. Allora perché nel 2021 facciamo ancora fatica ad adeguarci? Facciamo un passo indietro.

In moltissimi conoscono il Giardino dei Tarocchi, il parco di sculture creato da Niki de Saint Phalle a Capalbio in Maremma e dedicato agli arcani maggiori dei tarocchi: è una gemma museale italiana dalla crescente visibilità. Ebbene, il Giardino è finito al centro di una grossa polemica sull’accessibilità quando, qualche settimana fa, l’attivista e atleta paralimpica Sofia Righetti ha scelto di visitarlo come parte delle sue vacanze, scoprendo in loco che il parco non promuove alcun tipo di accessibilità alle persone disabili, di fatto tagliandole fuori. Dopo una prima epopea per accedere all’ingresso, il suo fidanzato l’ha dovuta portare di peso attraverso il percorso costellato di scale.

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LA POLEMICA DEL GIARDINO

In una diretta Instagram (ancora reperibile sul suo profilo), Righetti ha raccontato il fatto al suo corposo seguito online. Dicendo che non c’erano menzioni sulla mancata accessibilità nel portale dell’istituzione, come sarebbe invece prassi. Ha ai follower di segnalare la questione al Giardino con mail bombing e recensioni negative. Il parco, cancellate le critiche, ha promesso delle indagini interne e lo studio di una eventuale adattabilità.

Che Righetti, intervistata, sostiene già esserci: “accanto a tutti quegli scalini, c’è un sentiero che potrebbe essere reso accessibile. Non chiedo colate di cemento o chissà cosa: io amo il Giardino e non voglio vederlo snaturato. Gli interventi per aprire i luoghi dell’arte e della cultura a tutti non devono essere dei mostri ma basta il minimo. Senza dimenticare che, per fare un lavoro fatto bene, oltre a consultare gli architetti bisogna parlare con persone disabili”.

Dei cambiamenti (oltre a una nota sulla parziale accessibilità aggiunta sul portale del parco) potrebbero arrivare: “il segretario del Giardino mi ha scritto che gli interventi si possono fare. Ora tutti e tutte, persone disabili e non, li vogliamo vedere”. Il Giardino dei Tarocchi non ha ancora risposto a una richiesta diretta di commento.

Niki de Saint Phalle – Giardino dei Tarocchi
ACCESSIBILITÀ EFFETTIVA DEI MUSEI ITALIANI

A questo punto viene da chiedersi: i musei in Italia sono davvero a portata di tutte e tutti? I musei statali (gratuiti per persone disabili e accompagnatori secondo la legge 104) devono adeguarsi all’articolo 30 della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, assimilata con una legge ad hoc in Italia. Ma ci sono tanti – tantissimi – musei che non sono statali. Intanto l’accessibilità è oggetto di studio da parte dell’Icom, l’International Council of Museums, che ha istituito una commissione apposita.

Ma nella realtà dei fatti? Risponde Roberto Vitali, responsabile del primo progetto di turismo accessibile in Italia, Village for All, che coinvolge già una settantina di strutture: “c’è poca competenza e le misure di adattamento sono viste più come obblighi che come possibilità. È un problema culturale”. Vitali, il cui Village for All ha già realizzato una guida accessibile alla città di Ravenna e sta per uscire con un nuovo progetto sul Delta del Po, riconosce in alcune iniziative istituzionali il tentativo di compensare questa prospettiva in senso percettivo ma anche sul versante pratico:

Abbiamo delle linee guida del Ministero, di vent’anni fa, che spingono su inclusione e accessibilità offrendo soluzioni tecniche e incentivi: sono state anche molto partecipate. Per ottenere risultati migliori e adeguarci alle linee guida relative che entreranno in vigore nei prossimi anni a livello europeo, bisogna però considerare le diverse esigenze da persona a persona e da luogo a luogo. Quello che serve è una validazione da parte delle persone con disabilità”, sottolinea, rimarcando lo stesso punto portato da Righetti.

Con una nota positiva sulla fattibilità e il successo dei progetti apri-pista: “in Italia abbiamo delle eccellenze, tra i luoghi della cultura, come il Colosseo, Pompei e Paestum, per non parlare del museo tattile Omero, che nasce proprio come strumento di inclusività. I conservatori e i legislatori dovrebbero studiare questi esempi, e quelli delle istituzioni che si mobilitano con attività e laboratori, ponendo questi requisiti come imprescindibili per valutare la qualità di un’offerta culturale”. 

(artribune.com)

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