Parole di Carta: A Cavallo dei propri Sogni

Se c’è un problema, c’è la sua soluzione – Rubrica a cura di Antonella Carta – Insegnante/Scrittrice – Questa rubrica si propone di passare in rassegna alcune delle piccole-grandi difficoltà del quotidiano di persone con disabilità e, anche con la collaborazione di chi ci è già passato, proporre una strada, senza la pretesa che sia la soluzione

Il coraggio di non arrendersi

Quante volte capita di non sentirsi in grado di affrontare una sfida, piccola o grande che sia?
Nell’immaginario comune, una persona con disabilità è di per sé spesso tagliata fuori dalla possibilità di mettersi in gioco con attività considerate complesse per la sua condizione di base.

È sicuramente vero che avere una disabilità obbliga il diretto interessato e chi gli sta vicino a fare i conti con ostacoli inimmaginabili per i normodotati, ma non significa che alcuni di questi non possano essere superati, in parte o del tutto.
Il primo obiettivo di una famiglia che abbia un membro con disabilità è attivarsi per fargli acquisire quante più possibili autonomie. Anni di terapie possono produrre dei miglioramenti, ma perché i progressi siano significativi è necessario individuare il percorso più idoneo al tipo di disabilità e all’indole di ogni individuo.

Ci parla della proria esperienza Maria Rosaria Ricci, autrice di Abilmente: il coraggio di non arrendersi, Edizioni Laboratorio Nola, il cui ricavato va da sempre in beneficienza, in parte all’Unitalsi di Napoli, di cui è consigliera, per consentire il viaggio a Lourdes a ragazzi che non sono nelle condizioni economiche per farlo, in parte è utilizzato per finanziare lezioni gratuite di ippoterapia per bambini e ragazzi con disabilità.
Maria Rosaria ha una disabilità motoria dovuta a un mancato taglio cesareo.
I suoi genitori l’hanno sempre incoraggiata a non arrendersi, anche quando era particolarmente difficile. Grazie alla loro e alla sua forza, ha raggiunto obiettivi prima inimmaginabili.

IL CONSIGLIO

Devo molto all’ippoterapia, rivela. Lentamente avevo già imparato a non dipendere del tutto dai miei, ad esempio iniziavo già a vestirmi da sola, ma la svolta è arrivata quando avevo 12 anni. La mamma di una ragazzina che aveva la mia stessa disabilità ci consigliò di provare l’ippoterapia, perché aveva apportato notevoli benefici a sua figlia. Mi resi conto che, malgrado i movimenti scoordinati, la ragazzina sapeva fare molte più cose di me, quindi pensammo di tentare.

Ricordo che all’inizio la paura mi paralizzava, mi rifiutavo persino di scendere dall’auto. Poi però mi accorsi di una ragazza con autismo che andava tranquilla a cavallo. Quindi accettai di avvicinarmi e accarezzarlo. Malgrado il freddo di gennaio, a contatto con il cavallo percepii un grande calore che scaldò subito le mie mani. Mi sentii confortata e, grazie anche a una brava istruttrice, mi ritrovai in groppa senza neanche essermene resa conto.

Da allora Maria Rosaria riportò una serie di successi in diverse gare, collezionando tante coppe. Alla fine di un concorso a Padova le fu consigliato di partecipare alle paralimpiadi, perché il livello che aveva raggiunto era tale da poterselo permettere. Purtroppo a Napoli le istruttrici chiesero una cifra esagerata per allenarla e tutto finì lì.

L’ippoterapia è stata comunque determinante per la mia vita, aggiunge. Ne ho tratto molti benefici, sia a livello di autonomie che nella sfera della socialità. Alle gare ho infatti avuto modo di conoscere ragazzi di tutta Italia, con i quali ho potuto confrontarmi. Con alcuni di loro si è anche mantenuta una bella amicizia. Inoltre posso affermare di aver imparato ad asciugarmi da sola i capelli con il phon grazie a un esercizio con l’asta che mi facevano fare a cavallo per imparare a mantenere l’equilibrio.

Se prima avevo paura anche a rimanere a casa da sola, grazie all’ippoterapia mi sono sentita più forte e ho acquisito più fiducia in me stessa, perché gestire un cavallo, dargli i comandi a partire dalle redini non è facile ed esserci riuscita con successo mi ha fatto capire che avrei potuto affrontare e vincere anche altre sfide, quelle quotidiane.

L’istruttrice, Giustina Carigliani, mi ha insegnato a riflettere prima di compiere un gesto e così ho imparato a controllare meglio i miei movimenti. Oggi guido lo scooter e l’auto, con un joystick, mangio da sola con il cucchiaio e mi sono inventata un modo per farlo, sorreggendo il braccio con l’altra mano. Faccio la doccia da sola e non m’importa se impiego più tempo degli altri, perché muoversi in autonomia è impagabile.”

Alla domanda se ha dei rimpianti risponde che le dispiace non essere potuta andare all’università, perché la priorità era comunque dedicare tutto il tempo necessario alle terapie riabilitative.
Ma ha imparato dall’esperienza e non si arrende: ha ripreso con determinazione la logopedia che da piccola rifiutava, perché ha capito che avere la possibilità di esprimersi in modo più chiaro è un ulteriore passo verso l’autonomia e la realizzazione dei propri sogni.

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