Parole di Carta: CAA, Per concludere anzi per iniziare

Antonella Carta
Se c’è un problema, c’è la sua soluzione – Rubrica a cura di Antonella Carta – Insegnante/Scrittrice – Questa rubrica si propone di passare in rassegna alcune delle piccole-grandi difficoltà del quotidiano di persone con disabilità e, anche con la collaborazione di chi ci è già passato, proporre una strada, senza la pretesa che sia la soluzione
Ciò che resta da sapere in fatto di comunicazione alternativa (caa)

Con questo articolo si conclude il percorso conoscitivo della Comunicazione Aumentativa Alternativa, prezioso strumento terapeutico per guidare le persone non verbali verso la creazione di una via di comunicazione non tradizionale ma certamente efficace.

Dopo aver presentato la CAA e indicato le principali linee guida a cui un esperto terapeuta deve far capo, completiamo il quadro insieme alla dottoressa Giulia Tizzoni dell’Associazione Nasininsu, con l’intenzione di poter offrire alle famiglie che hanno al proprio interno una persona non verbale l’imput a non arrendersi e a cercare, insieme agli esperti del settore, la via più consona per aiutare il loro caro a trovare il proprio sistema di comunicazione.

IL CONSIGLIO

Ribadendo il fatto che non si possa improvvisare, rimane necessario affidarsi a terapisti esperti che sappiano, tra l’altro, individuare la strategia più efficace per il singolo soggetto.

Con l’aiuto della dottoressa Tizzoni, fissiamo quelle che sono le strategie ritenute più efficaci.

Un’importante distinzione può farsi tra Strategie Unaided e Aided.

Le Unaided attengono alla comunicazione non verbale. Per comunicare non c’è bisogno di dispositivi esterni, bastano gli sguardi, i gesti, la mimica, il pianto. Riguarda i comunicatori iniziali.

Le Aided si servono invece di supporti più o meno tecnologici. Ad esempio i Sistemi simbolici. Il simbolo ha una notevole potenza espressiva e può farsi portatore anche di concetti astratti.

Caa aided

Il problema è che quelli meno trasparenti, ossia meno direttamente collegati al concreto, sono a volte meno facili da comprendere. Altra possibilità è data dalle Griglie di comunicazione: vengono elaborate in base al livello dell’individuo e possono essere usate sia in entrata che in uscita, mettendo così sullo stesso piano i due interlocutori.

O ancora è possibile strutturare la comunicazione sullo scambio di foto che rappresentino questo o quel bisogno del soggetto richiedente o sui voca, che riproducono il suono di una parola o di un’intera frase e vengono anch’essi utilizzati per le richieste.

Noto a tutti è poi l’uso della LIS, la lingua dei segni, che fa parte delle strategie Unaided. È dimostrato che insegnare i segni ai bimbi molto piccoli aumenta la capacità di comunicare e velocizza l’acquisizione del linguaggio verbale.

I segni, infatti, attivano le medesime aree cerebrali del linguaggio vocale ed è per questo motivo che risulta facile che lo stimolino. Il segno va adattato all’abilità del bambino. I segni da veicolare per primi sono quelli legati ai bisogni essenziali del soggetto, perché sarà così più motivato a imparare.

Va strutturato anche un Diario comunicativo, una sorta di dizionario che comprenda l’immagine del gesto, il suo significato, il contesto in cui va usato. In tal modo la persona per cui è stato creato può essere compresa anche in contesti estranei a quelli consueti.

Ringraziamo la dottoressa Tizzoni per il tempo che ci ha dedicato e ci auguriamo di aver dato suggerimenti utili alle famiglie con disabilità.

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